Venerdì scorso ho terminato un corso di lingua tedesca per principianti (Grundstufe A1), non sono ancora in grado di conversare ma, mi sono convinto ulteriormente che anche la lingua possa condizionare il modo di pensare delle persone.
Avevo avuto un primo conforto a questa strampalata teoria con il cinese mandarino, l'esempio principale è l'assenza delle parole "si" e "no", che può spiegare il motivo per cui, per un cinese, una domanda chiusa può avere ben poco senso.
La prima cosa che mi ha colpito della lingua tedesca è la rigidissima struttura della frase, il verbo occupa sempre la seconda posizione nella sua parte flessa e l'ultima, formando la cosiddetta parentesi verbale (
Verbalklammer). Nulla di più evocativo della
rigidità da sempre attribuita ai teutonici.
Poi ci sono moltissimi verbi, che descrivono dettagliatamente l'azione o lo stato, tra i modali esiste perfino un verbo (
sollen) che esprime il dovere riferito (il medico mi ha detto che
non devo fumare). Qui il parallelo con la germanica
precisione viene naturale.
Personalmente ho sempre considerato quello tedesco un popolo dotato di un enorme
senso pratico, tanto che riescono a soddisfare il loro desiderio di precisione lessicale con strumenti relativamente semplici. Infatti nella lingua tedesca, pur essendovi numerosi sostantivi, in caso di necessità, cioè se già non esiste una parola precisa, la si compone utilizzando parole più semplici che fuse assieme arrivano a creare mostri come:
Donaudampfschiffahrtselektrizitätenhauptbetriebswerkbauunterbeamtengesellschaft Fortunatamente ve ne sono altre più corte ma decisamente più esilaranti come guanto (=mano+scarpa), lampadina (=pera+incandescente) o rubinetto (=gallo+acqua).