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Fabrizio Ceccato  //  

Feb 3 / 7:49am

Uccidere il drago

Davvero impressionanti le ultime mosse del governo Obama nei confronti della Cina, dopo gli infruttuosi inchini, il Presidente del cambiamento passa decisamente alle maniere forti.
La strategia è cambiata radicalmente rispetto alla mera "flessione dei bicipiti" esibita dal predecessore.
Si comincia con Google e il suo nuovo approccio alla Cina, poi la vendita di moderni sistemi anti-missile a Taiwan e l'annuncio di un prossimo incontro con il Dalai Lama dopo quello mancato lo scorso autunno, sembrano le prime mosse di un'apertura molto aggressiva sulla scacchiera della politica mondiale.   

L'obiettivo mi pare chiaro, colpire il cuore del drago, il motore che ha permesso alla Cina di ottenere tassi di crescita del PIL a due cifre per un ventennio, gentilmente offerti dai capitalisti-nemici-del-popolo.

Si chiama processing trade, il sistema che, assieme alla tax holiday (ora non più disponibile), ha spinto moltissime imprese straniere ad investire nel regno di mezzo, costruendo fabbriche ed assumendo operai ed impiegati cinesi.
Il meccanismo è davvero semplice (le incombenze burocratiche a cui badare invece sono notevoli): sono esentate da imposta sul valore aggiunto e dazi le merci importate nel territorio cinese al fine di essere trasformate e quindi riesportate.
Giusto per chiarezza, in Italia, le merci che per qualsiasi motivo entrano nel territorio, pagano immediatamente l'IVA, oltre agli oneri doganali ed eventuali dazi, se poi con queste merci viene realizzato un prodotto che poi si esporta (non imponibile ex art 8 DPR 633/1972) ci rimane un bel credito che il belpaese non rimborsa sicuramente in tempi rapidi.

Grazie al processing trade, il governo cinese ha fatto costruire agli stranieri le infrastrutture industriali di cui aveva necessità, facendo leva sulla notevole offerta di manodopera a basso costo e di terreni su cui edificare, rendendo convenienti anche le produzioni che, per carenza di fornitura locale, richiedono l'importazione di componenti e semilavorati dall'estero.

Dov'è il nesso? Sta nella notizia delle minacciate sanzioni che andrebbero a colpire le aziende produttrici degli armamenti forniti a Taiwan. Se veramente la Cina vuole cominciare una guerra commerciale, in un momento in cui gli interscambi stentano a riprendere quota, dovrà fare i conti con le contromisure protezionistiche dei suoi migliori clienti, giustificate pure dalla disoccupazione rampante dei paesi più ricchi.

Sono curioso di conoscere la prossima mossa del dragone cinese, potrebbe muovere il cavallo se la domanda interna fosse così robusta da sostenere tutto il peso della crescita cinese, ma potrebbe anche scegliere un meno spavaldo arrocco. 

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Jul 14 / 7:33am

I conti non tornano...

In base ai seguenti dati:

a) Il reddito complessivo medio dichiarato da ogni contribuente nel 2008 (redditi 2007) ammonta a 18.892 euro [fonte: Dipartimento delle Finanze]

b) nel 2008 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro (in valori correnti), praticamente invariata rispetto a quella dell’anno precedente (+0,2%) [fonte: ISTAT]

Determinate chi ci sta prendendo per i fondelli...
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Jun 16 / 11:22am

Meglio l'industria o la finanza?

Ma non era tutta colpa della finanza e dell'economia di carta o "non reale"?
Adesso che un pezzo da novanta dell'imprenditoria si fa avanti per rilevare Diadora gli si preferiscono i fondi di private equity?

Diadora, società che impiega 263 addetti ma che attraversa una difficile situazione connessa ai debiti nei confronti di 12 banche per 70 milioni, è in procinto di essere ceduta a un compratore che sarà scelto nelle prossime ore fra due fondi di private equity (Orlando e Artlantis) e la finanziaria Lir, che fa capo al presidente di Geox, Mario Moretti Polegato. I lavoratori, che da lunedì picchettano l'esterno dell'azienda, manifestano per respingere l'ipotesi di un'acquisizione da parte di quest'ultimo soggetto, in quanto il piano industriale che Lir avrebbe proposto prevede, viene sostenuto, un mantenimento dell'organico per appena 50 unità.

[fonte Corriere del Veneto]

Update: LIR ha acquisito Diadora.

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Oct 30 / 3:22pm

Trappolone liquido

Parlando del nuovo taglio dei tassi operato dalla FED, il mio capo mi ha ricordato la trappola della liquidità.

Ammetto di esser dovuto ricorrere ad internet per rinfrescare la memoria.

Insomma, abbiamo la concreta possibilità di verificare se questa teoria è vera oppure no, altro che LHC, qui si rischia di verificare empiricamente una teoria economica piuttosto catastrofica e di vederne gli effetti anche troppo da vicino...
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Oct 8 / 2:28pm

la visione della crisi da vicino

Oggi, al lavoro ho toccato con mano i devastanti effetti "della crisi", nemmeno a farlo apposta con
Unicredit (una sua dipendenza estera per la verità), fa davvero impressione.
Fortuna che ho cominciato il corso di Yoga, oooooooommmmmmmm
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Oct 6 / 12:16pm

But let’s see the Italians try the same trick.

Sempre tagliente e sul pezzo, Gideon Rachman pone interessanti interrogativi sui limiti che la moneta unica può porre ai Governi dell'eurozona in questi difficili momenti, in particolare a quelli molto indebitati come l'Italia.
Effettivamente per l'Italia le opzioni per finanziare un eventuale intervento di salvataggio sono decisamente poche, forse GT a questo pensava mentre malediva l'euvo.
Se veramente ce ne fosse il bisogno, potremmo sempre reintrodurre l'ICI sulla prima casa, che dite, basta?
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Sep 30 / 1:02pm

L'evaporazione dei liquidi

Tra le varie cose che mi riesce difficile capire c'è la crisi di liquidità, talmente brutta e indecifrabile che spaventa perfino gli scafatissimi banchieri europei, che prima chiedono soldi alla BCE e poi li riprestano, rimettendoci.
E' vero che la massa monetaria in circolazione nel vecchio continente cresce sempre meno (qui i dati della BCE) ma, l'aneddotto raccontato da un bancario nella consueta visita di cortesia in azienda mi convince di più.
Sostiene il bancario, che con il walzer delle fusioni tra banche italiane sono venuti meno i regionalismi che hanno limitato per anni la concorrenza tra istituti e la lotta all'ultimo cliente si combatte non solo in filiale ma anche nel mercato interbancario.
Le banche più liquide che un tempo prestavano senza problemi ad altre banche, magari più spregiudicate, adesso tengono i fondi ben chiusi nei loro caveau.
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Aug 22 / 4:04am

Soldi bollenti (2)

E' ufficiale, con la pubblicazione avvenuta il 5 Agosto del decreto n. 532, entrano in vigore i rigidissimi controlli valutari in Cina.
Qui trovate il testo in cinese e qui quello malamente tradotto in inglese da Google (dove coins diventa mint).
Interessante è il nuovo articolo 11, in caso di forte squilibrio della bilancia dei pagamenti o crisi economica interna, l'autorità responsabile potrà intraprendere le necessarie azioni di protezione e controllo e qualsiasi altra misura ritenga necessaria. 
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Aug 2 / 3:25am

Soldi bollenti

Non ho ancora capito cosa vuol dire per i Cinesi "hot money", ho sentito parecchie volte questa parola mentre mi spiegavano i nuovi controlli valutari imposti dalla SAFE, controlli al limite della paranoia!
Dal 14 luglio in via sperimentale e dal 4 agosto in via definitiva, verranno ripristinati i conti bancari (controllati) di transito (holding bank accounts), sui quali transiteranno le partite in valuta straniera da e verso la Cina.
Ad ogni azienda sono assegnati dei "plafond" per importare o esportare valuta, questi plafond sono determinati utilizzando i dati doganali,
in parole povere:
  1. si può importare valuta (ricevere pagamenti dall'estero) limitatamente al valore delle merci già esportate, l'eccedenza viene bloccata nel conto transitorio fino a che non viene esportata nuova merce.
  2. si può esportare valuta (effettuare pagamenti verso l'estero) limitatamente al valore delle merci già importate.
  3. si possono ricevere pagamenti in acconto entro un limite che parrebbe essere il 5% dell'export già prodotto negli ultimi 12 mesi, anche in questo caso l'eventuale eccedenza viene sequestrata.
Insomma, con questa paranoia del "hot money", la filiale cinese deve necessariamente essere ben capitalizzata (le start-up solitamente ci mettono un po' prima di esportare), quasi costretta a produrre utile tassabile in Cina e deve pianificare i flussi di cassa in maniera più che precisa (anche perchè se il pagamento tarda più di 90 giorni ad arrivare in Cina si perde il diritto al rimborso dell'IVA).
Ufficialmente a "scaldare i soldi" sarebbero dei mascalzoni di Taiwan che producono false fatture cinesi per importare dollari statunitensi e speculare sul cambio USD/RMB, ufficiosamente (e non penso di sbagliarmi) il governo Cinese teme manovre sulla moneta del popolo (Renminbi vuol dire questo) che dovrebbe rivalutarsi in ogni caso e quindi ridimensionare la convenienza dell'export di oltre muraglia.


[Questa è la prima disordinata puntata del mio viaggio di lavoro in Cina]

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