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    4th November 2011

    Il pianto del fiscalista

    E' consuetudine, tra i fiscalisti, invitare a convegno le società clienti almeno una volta l'anno, per illustrare le novità normative.
    A tutte quelle a cui ho sin qui partecipato, l'apertura viene dedicata al dileggio del legislatore (più spesso il Governo decretante) che infarcisce leggi e decreti di controsensi e strafalcioni.
    Fino allo scorso anno, il dileggio era accompagnato da un sorriso sornione del fiscalista di turno, un chiaro segnale che gli strafalcioni avrebbero quasi sicuramente consentito alla categoria di fornire migliori servigi ai clienti.
    Questa settimana invece il dileggio era triste, astioso e dimesso. Non c'è quasi nulla di chiaro, tranne la confusione, nei tre decreti (sviluppo, manovra correttiva e manovra di ferragosto) che hanno riempito le pagine dei quotidiani questa estate.
    Ed in attesa delle circolari interpretative anche i fiscalisti piangono.
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    economia fisco
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    9th June 2010

    Studi del terrore

    A mio modo di vedere, gli studi di settore rappresentano una delle "creature" più mostruose create dall'amministrazione pubblica.
    L'inversione dell'onere di provare che non c'è stata evasione, posta in capo al contribuente, non è terribile di per se (anche se rimane esecrabile) ma rappresenta solo uno tra i mille e più bizantinismi prodotti dal nostro stato.
    Del resto le aziende italiane già devono assolvere a molte funzioni che lo stato non è in grado di svolgere nonostate il notevole ammontare di risorse a sua disposizione, un onere in più non è gran cosa (anche se costa all'azienda e di riflesso a tutto il paese).

    Tuttavia, richiedere ed utilizzare dati chiaramente fuorvianti è sciocco e pericoloso.

    Ad esempio, il quadro E del modello UD32U relativo alle imprese meccaniche, chiede di elencare il numero di macchinari presenti in azienda nel 2009, viene richiesto esclusivamente il numero di beni strumentali divisi per tipologia, credo non serva un enorme sforzo per ipotizzare che al numero di macchine venga associata la capacità produttiva. In parole povere se ci sono macchine capaci di produrre beni per un valore presunto di 100 ma l'azienda in questione fattura solo 50, si ipotizza che la differenza possa essere stata venduta senza i dovuti documenti (cioè in nero).

    E se invece i macchinari fossero rimasti spenti ed inutilizzati a causa della crisi?

    Non si poteva modificare il quadro E (1) aggiungendo la colonna "di cui in uso" (2)?

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    Italia economia politica
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    6th May 2010

    L'antidoto

    Jean Claude Trichet ha dimostrato il coraggio che l'establishment eurocrate non ha, forse, mai avuto.
    Lunedi ha dichiarato che la Banca Centrale Europea accetterà i titoli degli Stati membri anche se classificati "spazzatura" da tutti e tre i trombettieri dell'apocalisse (S&P, Moody's e Fitch) ed oggi lascia diplomaticamente intuire che l'autorità che presiede potrebbe acquistare sul mercato (direttamente non può farlo) il debito dei paesi membri.

    Il punto saliente della dichiarazione odierna secondo me è questo:

    European laws prevent the ECB from buying debt directly from governments in the way the United States and Britain's central banks have done during the financial crisis. However, it can get round this restriction by buying debt second-hand from banks.

    Il quantitive easing, cioè l'acquisto di proprio debito pubblico da parte della Banca Centrale, è già stato utilizzato da Stati Uniti, Regno Unito e Giappone in una situazione di tassi di interesse molto bassi, con lo scopo primario di rendere disponibile la liquidità necessaria a far ripartire i consumi.
    Ma la possibilità che il debito di un paese inguaiato come la Grecia possa essere acquistato dalla BCE funge da ottimo antidoto per gli hooligans del default.
    Certo, anche quest'antidoto amaro ha i suoi effetti collaterali (inflazione e svalutazione dell'euro) ma al momento è molto meglio del gioco delle tre carte (cit. Dany-log).
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    Europa Grecia economia
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    1st April 2010

    SocialFisco

    Dal primo gennaio 2010 è variato il principio di territorialità dell'IVA per quanto riguarda le prestazioni di servizi e si è aggiunto l'obbligo in capo alle imprese di presentare il modello intrastat non solo per le merci ma, appunto, anche per i servizi.
    Tralascio le scontate battute sul Calnerone che brucia pile di leggi inutili perchè mi hanno detto che l'Agenzia delle Entrate ha aperto un forum per raccogliere i "suggerimenti" dei contribuenti, ove non mancano autentiche perle:

    L'urlatore polemico:

    STO TENTANDO DI ENTRARE COME PRIMO ACCESSO MA IL PROGRAMMA DICE CHE NON SONO RICONOSCIUTO. HO FATTO RICHIESTA DEL CODICE D'ACCESSO PERCHE' IL PRIMO ERA BLOCCATO, MA NON RIESCO AD ENTRARE NEANCHE CON IL SECONDO FORNITO. COME SI FA? NON SI POTEVA FARE UN PROGRAMMA UN PO' PIU' SEMPLICE E FUNZIONALE? SE PER IL 20 APRILE NON RIESCO A COLLEGARMI, QUAL'E' LA SANZIONE AMMINISTRATIVA A CUI VADO INCONTRO? AIUTATEMI GRAZIE

    Agenzia Dogane? No, ha sbagliato forum:

    Dalla Dogana di brescia non mi è stato fornito il codice di accesso ditta: cosa posso fare??

    La verità nuda e cruda:

    SIAMO UNA MULTINAZIONALE CHE OPERA PREVALENTEMENTE IN PAESI CEE, NESSUNA DELLE NOSTRE CONTROPARTI DEVE INDICARE CODICE SERVIZIO-EROGAZIONE-INCASSO-PAESE DI PAGAMENTO, IL DELIRIO E' SOLO NOSTRO, QUINDI NON SI CAPISCE CHE CONTROLLI POSSANO/VOGLIANO FARE.

    La corazzata Potemkin:

    NEGLI ELENCHI INTRA TRIMESTRALI BISOGNA INSERIRE ANCHE LA NOMENCLATURA COMBINATA? IL SERVIZIO TELEMATICO DOGANE E' UNO SCHIFO.......

    Rimbalzi d'agenzia:

    Volendo chiedere chiarimenti per l'assegnazione del codice doganale dei servizi, considerato che via mail l'assistenza Agenzia Dogane mi risponde che la tabella CPA 2008 è di competenza dell'Agenzia Entrate e che via mail l'assistenza Agenzia Entrate mi risponde che è di competenza dell'Agenzia Dogane, e che telefonicamente la Dogana non risponde, a CHI mi devo rivolgere per inserire nella dichiarazione Intrastat l'esatto codice?

    In medioman stat virtus:

    Nonostante la buona volontà l'accesso al sistema per provare ( nell'ambiente di prova) dopo 5 giorni devo dire che sono costretto a desistere ed obligato a pagare un cosidetto esperto ( faccio questo mestiere da 40 anni e mi considero dotato di una normale intelligenza) per adempiere a delle operazioni che in passato erano di una semplicità a prova di idiota. Perchè creare un sistema che può solo generare multe e sovratasse per errori che saranno macroscopici o come nel mio caso mi impedisce di creare le dichiarazioni. La dogana di Milano non risponde al telefono anche perchè sono oberati di richieste, chiedo di rivedere le procedure per renderle più simili al passato eliminando tutto quanto perfettamente inutile. grazie per una risposta
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    economia facezie
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    3rd February 2010

    Uccidere il drago

    Davvero impressionanti le ultime mosse del governo Obama nei confronti della Cina, dopo gli infruttuosi inchini, il Presidente del cambiamento passa decisamente alle maniere forti.
    La strategia è cambiata radicalmente rispetto alla mera "flessione dei bicipiti" esibita dal predecessore.
    Si comincia con Google e il suo nuovo approccio alla Cina, poi la vendita di moderni sistemi anti-missile a Taiwan e l'annuncio di un prossimo incontro con il Dalai Lama dopo quello mancato lo scorso autunno, sembrano le prime mosse di un'apertura molto aggressiva sulla scacchiera della politica mondiale.   

    L'obiettivo mi pare chiaro, colpire il cuore del drago, il motore che ha permesso alla Cina di ottenere tassi di crescita del PIL a due cifre per un ventennio, gentilmente offerti dai capitalisti-nemici-del-popolo.

    Si chiama processing trade, il sistema che, assieme alla tax holiday (ora non più disponibile), ha spinto moltissime imprese straniere ad investire nel regno di mezzo, costruendo fabbriche ed assumendo operai ed impiegati cinesi.
    Il meccanismo è davvero semplice (le incombenze burocratiche a cui badare invece sono notevoli): sono esentate da imposta sul valore aggiunto e dazi le merci importate nel territorio cinese al fine di essere trasformate e quindi riesportate.
    Giusto per chiarezza, in Italia, le merci che per qualsiasi motivo entrano nel territorio, pagano immediatamente l'IVA, oltre agli oneri doganali ed eventuali dazi, se poi con queste merci viene realizzato un prodotto che poi si esporta (non imponibile ex art 8 DPR 633/1972) ci rimane un bel credito che il belpaese non rimborsa sicuramente in tempi rapidi.

    Grazie al processing trade, il governo cinese ha fatto costruire agli stranieri le infrastrutture industriali di cui aveva necessità, facendo leva sulla notevole offerta di manodopera a basso costo e di terreni su cui edificare, rendendo convenienti anche le produzioni che, per carenza di fornitura locale, richiedono l'importazione di componenti e semilavorati dall'estero.

    Dov'è il nesso? Sta nella notizia delle minacciate sanzioni che andrebbero a colpire le aziende produttrici degli armamenti forniti a Taiwan. Se veramente la Cina vuole cominciare una guerra commerciale, in un momento in cui gli interscambi stentano a riprendere quota, dovrà fare i conti con le contromisure protezionistiche dei suoi migliori clienti, giustificate pure dalla disoccupazione rampante dei paesi più ricchi.

    Sono curioso di conoscere la prossima mossa del dragone cinese, potrebbe muovere il cavallo se la domanda interna fosse così robusta da sostenere tutto il peso della crescita cinese, ma potrebbe anche scegliere un meno spavaldo arrocco. 

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    Cina Obama economia politica
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    14th July 2009

    I conti non tornano...

    In base ai seguenti dati:

    a) Il reddito complessivo medio dichiarato da ogni contribuente nel 2008 (redditi 2007) ammonta a 18.892 euro [fonte: Dipartimento delle Finanze]

    b) nel 2008 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro (in valori correnti), praticamente invariata rispetto a quella dell’anno precedente (+0,2%) [fonte: ISTAT]

    Determinate chi ci sta prendendo per i fondelli...

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    economia
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    16th June 2009

    Meglio l'industria o la finanza?

    Ma non era tutta colpa della finanza e dell'economia di carta o "non reale"?
    Adesso che un pezzo da novanta dell'imprenditoria si fa avanti per rilevare Diadora gli si preferiscono i fondi di private equity?

    Diadora, società che impiega 263 addetti ma che attraversa una difficile situazione connessa ai debiti nei confronti di 12 banche per 70 milioni, è in procinto di essere ceduta a un compratore che sarà scelto nelle prossime ore fra due fondi di private equity (Orlando e Artlantis) e la finanziaria Lir, che fa capo al presidente di Geox, Mario Moretti Polegato. I lavoratori, che da lunedì picchettano l'esterno dell'azienda, manifestano per respingere l'ipotesi di un'acquisizione da parte di quest'ultimo soggetto, in quanto il piano industriale che Lir avrebbe proposto prevede, viene sostenuto, un mantenimento dell'organico per appena 50 unità.

    [fonte Corriere del Veneto]

    Update: LIR ha acquisito Diadora.

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    Diadora economia finanza
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    30th October 2008

    Trappolone liquido

    Parlando del nuovo taglio dei tassi operato dalla FED, il mio capo mi ha ricordato la trappola della liquidità.

    Ammetto di esser dovuto ricorrere ad internet per rinfrescare la memoria.

    Insomma, abbiamo la concreta possibilità di verificare se questa teoria è vera oppure no, altro che LHC, qui si rischia di verificare empiricamente una teoria economica piuttosto catastrofica e di vederne gli effetti anche troppo da vicino...

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    economia finanza
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    8th October 2008

    la visione della crisi da vicino

    Oggi, al lavoro ho toccato con mano i devastanti effetti "della crisi", nemmeno a farlo apposta con
    Unicredit (una sua dipendenza estera per la verità), fa davvero impressione.
    Fortuna che ho cominciato il corso di Yoga, oooooooommmmmmmm
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    economia finanza
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    6th October 2008

    But let’s see the Italians try the same trick.

    Sempre tagliente e sul pezzo, Gideon Rachman pone interessanti interrogativi sui limiti che la moneta unica può porre ai Governi dell'eurozona in questi difficili momenti, in particolare a quelli molto indebitati come l'Italia.
    Effettivamente per l'Italia le opzioni per finanziare un eventuale intervento di salvataggio sono decisamente poche, forse GT a questo pensava mentre malediva l'euvo.
    Se veramente ce ne fosse il bisogno, potremmo sempre reintrodurre l'ICI sulla prima casa, che dite, basta?
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    economia
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