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    3rd February 2010

    Uccidere il drago

    Davvero impressionanti le ultime mosse del governo Obama nei confronti della Cina, dopo gli infruttuosi inchini, il Presidente del cambiamento passa decisamente alle maniere forti.
    La strategia è cambiata radicalmente rispetto alla mera "flessione dei bicipiti" esibita dal predecessore.
    Si comincia con Google e il suo nuovo approccio alla Cina, poi la vendita di moderni sistemi anti-missile a Taiwan e l'annuncio di un prossimo incontro con il Dalai Lama dopo quello mancato lo scorso autunno, sembrano le prime mosse di un'apertura molto aggressiva sulla scacchiera della politica mondiale.   

    L'obiettivo mi pare chiaro, colpire il cuore del drago, il motore che ha permesso alla Cina di ottenere tassi di crescita del PIL a due cifre per un ventennio, gentilmente offerti dai capitalisti-nemici-del-popolo.

    Si chiama processing trade, il sistema che, assieme alla tax holiday (ora non più disponibile), ha spinto moltissime imprese straniere ad investire nel regno di mezzo, costruendo fabbriche ed assumendo operai ed impiegati cinesi.
    Il meccanismo è davvero semplice (le incombenze burocratiche a cui badare invece sono notevoli): sono esentate da imposta sul valore aggiunto e dazi le merci importate nel territorio cinese al fine di essere trasformate e quindi riesportate.
    Giusto per chiarezza, in Italia, le merci che per qualsiasi motivo entrano nel territorio, pagano immediatamente l'IVA, oltre agli oneri doganali ed eventuali dazi, se poi con queste merci viene realizzato un prodotto che poi si esporta (non imponibile ex art 8 DPR 633/1972) ci rimane un bel credito che il belpaese non rimborsa sicuramente in tempi rapidi.

    Grazie al processing trade, il governo cinese ha fatto costruire agli stranieri le infrastrutture industriali di cui aveva necessità, facendo leva sulla notevole offerta di manodopera a basso costo e di terreni su cui edificare, rendendo convenienti anche le produzioni che, per carenza di fornitura locale, richiedono l'importazione di componenti e semilavorati dall'estero.

    Dov'è il nesso? Sta nella notizia delle minacciate sanzioni che andrebbero a colpire le aziende produttrici degli armamenti forniti a Taiwan. Se veramente la Cina vuole cominciare una guerra commerciale, in un momento in cui gli interscambi stentano a riprendere quota, dovrà fare i conti con le contromisure protezionistiche dei suoi migliori clienti, giustificate pure dalla disoccupazione rampante dei paesi più ricchi.

    Sono curioso di conoscere la prossima mossa del dragone cinese, potrebbe muovere il cavallo se la domanda interna fosse così robusta da sostenere tutto il peso della crescita cinese, ma potrebbe anche scegliere un meno spavaldo arrocco. 

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    Cina Obama economia politica
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    20th May 2009

    Tutti gli ambasciatori del Presidente

    Il giorno dopo il mio compleanno, Barack Obama ha nominato, dopo quasi 5 mesi dalle dimissioni del predecessore, il nuovo ambasciatore statunitense in Cina: Jon Huntsman.

    Governor-huntsman-headshot
    Source: http://www.utah.gov/governor/

    Leggendo la biografia dell'ex governatore repubblicano dello Utah, si capisce che la scelta è stata attentamente ponderata e che le relazioni con la Cina rappresentano un capitolo importante nell'agenda del presidente degli Stati Uniti d'America.

    All'appello degli ambasciatori del Presidente manca ancora il successore di Kristen Silverberg, vedremo se l'Unione Europea costituisce un capitolo altrettanto importante nell'agenda dell'uomo più potente del pianeta.

    P.S. ma l'ambasciatore Riccardo Sessa lo parlerà il cinese?
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    Cina Europa Obama politica
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    8th November 2008

    Meritocrazia = Uguaglianza

    Ieri sera sono stato alla conferenza di Roger Abravanel all'Università di Padova.
    Molto interessanti i suoi interventi e notevole la sua capacità di condensare decine di concetti in poche e chiarissime parole.
    Tanto che, a mio parere, gli altri oratori ne sono usciti maluccio a causa dell'inevitabile confronto, in particolare il più giovane, Sergio Farioli (Engineering & Manufacturing Director di Luxottica) che non ha saputo resistere ad usare termini inglesi facilmente traducibili quali: slide, wholesale, retail, posizione stretch, amici dell'eiciar (inteso come risorse umane), simple&fast, corporate social responsibility (che poteva anche starci se non lo avesse pronunciato malissimo).
    La cosa su cui ho riflettuto di più tornando a casa in bicicletta è il messaggio già chiaro nel libro ma ancora più cristallino nelle parole di Roger Abravanel: meritocrazia è uguaglianza, è pari opportunità, è il vero segreto delle società evolute, che alcuni chiamano però consumistiche o capitaliste o imperialiste, non capendo che l'uguaglianza imposta (quella marxiana per capirci) non può funzionare.
    Poi ho pensato a Michael Moore e ai suoi proseliti (su LA 7 andava in onda Farenheit 9/11 nel giorno delle elezioni americane) che rimangono convinti che Cuba sia un paese più giusto degli Stati Uniti d'America, però festeggiano l'elezione di Barack Obama.
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    Meritocrazia Obama
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