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    11th January 2012

    L'articolo 18 e la giusta causa

    Come molti lavoratori dipendenti sapranno, anche le aziende con più di 15 dipendenti licenziano, nonostante l'esistenza dell'articolo 18 e l'obbligo di reintegro serve principalmente a spostare verso l'alto l'asticella dell'indennità pecuniaria che si negozia con l'aiuto del delegato sindacale.

    Non sono certo che tutti sappiano che nel caso in cui il datore di lavoro non corrisponda lo stipendio, la legge non ammette che ci si possa giustamente assentare dal lavoro (non mi paghi? e io non vengo più a lavorare!), in questo caso il lavoratore risulterebbe assente ingiustificato e pertanto passibile di procedimento disciplinare.
    Il mancato pagamento della retribuzione è ovviamente riconosciuto quale giusta causa di recesso dal contratto di lavoro (art. 2119 del Codice Civile), ma dopo quanto tempo il ritardo nel pagamento dello stipendio diviene giusta causa di dimissioni? E' sufficiente una settimana? Quindici giorni? Un anno?

    La legge (Statuto, CCNL, Codice Civile) non dice nulla in proposito, pertanto ci si affida alla giurisprudenza maggioritaria che ha individuato in due (2) mesi il ritardo necessario a configurare l'inadempienza contrattuale quale giusta causa di recesso.

    Inoltre, sino all'emanazione della circolare n. 97 del 2003, l'INPS negava l'iscrizione alle liste di mobilità ai lavoratori che si fossero dimessi per giusta causa, anche in questo caso è dovuta intervenire la giurisprudenza con la sentenza della Corte Costituzionale n. 269 del 17-24 giugno 2002.

    Mi domando per quale motivo le organizzazioni sindacali ed alcuni partiti politici vadano in escandescenza ogni qual volta viene ventilata l'ipotesi di abrogare il famigerato articolo 18 mentre non si preoccupano di far legiferare in merito al ritardo oltre il quale al lavoratore è data la possibilità di dimettersi per giusta causa.
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    lavoro politica sindacati
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    30th July 2011

    Correlazione fiscale

    Oggi notavo che numerosi ristoranti, pizzerie e tavole calde preferiscono utilizzare la tristissima tovaglietta di carta al posto della tradizionale tovaglia in tessuto.

    Capisco i diversi costi di gestione, la maggiore rapidità nello sbrigare la tavola per il prossimo cliente e magari la volontà di dare al locale un tono meno serioso e impegnato, ma rimane il fatto che la tovaglietta è decisamente triste e fa odiare ancora di più la nostrana e malsana invenzione chiamata coperto.

    Qualche giorno fa ho però letto con perplessità e un certo stupore questo articolo, e mi sono domandato se la pervicacia dei guardiani del gettito fiscale possa aver in qualche modo influenzato le scelte di qualche titolare.

    Non mi stupirebbe ricevere conferma a questo mio estemporaneo pensiero.
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    fisco politica
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    3rd September 2010

    Flying Bolognas

    Qualche settimana fa l'economist ha proposto un articolo in cui provava a spiegare la scarsa attenzione riservata dai politici italiani verso le istituzioni europee.
    Oltre alle solite critiche a Mr unfit to lead Italy, Charlemange propone una chiave di lettura che ritengo assolutamente condivisible: i nostri politici parcheggiano le natiche a Bruxelles o Strasburgo fino a che non si presenta una buona occasione per tornare ad occupare un'italica poltrona.
    L'esempio portato nell'articolo non riguarda però l'attuale Ministro degli Esteri bensì il fu Presidente della Commissione Europea:

    Senior positions in European institutions hold little attraction for ambitious Italian politicians. At best, they are seen as well-paid ways of treading political water until an opportunity arises to return to the national stage. Italy’s most senior Eurocrat of recent years, Romano Prodi, who ran the European Commission between 1999 and 2004, spent much of his last year in office plotting his domestic political comeback.

    Essendo già in campagna elettorale, Romano da Bologna prende penna e calamaio e scrive una commovente letterina.

    Come prima cosa rivendica il carattere pro-europeo della Commissione Europea da lui presieduta; mi domando come possa riuscire la Commissione Europea ad essere anti-europea, e non riesco a rispondermi.
    Poi rivela che in quel periodo proprio non aveva tempo da dedicare alle faccende italiane, infatti riusci a recarsi al Palalottomatica nel febbraio 2004 (il suo mandato scadeva nel novembre dello stesso anno) solo per una fugace rimpatriata tra amici.
    Quindi la lezione di politica europea: ben due anni prima del termine del suo mandato (21-11-2004) egli già sapeva che molti governi europei sarebbero passati dal centro-sinistra al centro-destra, cioè prendeva atto di un cambiamento politico cominciato qualche anno prima.

    Media_httpuploadwikim_ujzgb

    [Election results by political group, 1979 to 2009. Left to right - source: Wikipedia]

    Nel sussulto prima del gran finale, tiene a ribardici che gli venne chiesto di candidarsi solo dopo aver terminato il suo lavoro a Brussels, dopo, non un anno e mezzo prima.

    Infine, il guizzo conclusivo, a lui l'Europa è sempre piaciuta e gli piace ancora! Vedi mai che la campagna elettorale italiana dovesse prolungarsi troppo...

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    Europa politica
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    16th August 2010

    Par condição

    Leggo sull'economist che:

    From August 17th Brazilian television and radio stations must start running free political advertising, with more time going to candidates whose alliances command more seats in Congress.

    sinceramente, non lo sapevo. Chissa se con cotale precedente a qualcuno verrà in mente di preparare un bel decreto amazzonico, tanto oramai siamo in campagna elettorale.
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    Brasile politica
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    9th June 2010

    Studi del terrore

    A mio modo di vedere, gli studi di settore rappresentano una delle "creature" più mostruose create dall'amministrazione pubblica.
    L'inversione dell'onere di provare che non c'è stata evasione, posta in capo al contribuente, non è terribile di per se (anche se rimane esecrabile) ma rappresenta solo uno tra i mille e più bizantinismi prodotti dal nostro stato.
    Del resto le aziende italiane già devono assolvere a molte funzioni che lo stato non è in grado di svolgere nonostate il notevole ammontare di risorse a sua disposizione, un onere in più non è gran cosa (anche se costa all'azienda e di riflesso a tutto il paese).

    Tuttavia, richiedere ed utilizzare dati chiaramente fuorvianti è sciocco e pericoloso.

    Ad esempio, il quadro E del modello UD32U relativo alle imprese meccaniche, chiede di elencare il numero di macchinari presenti in azienda nel 2009, viene richiesto esclusivamente il numero di beni strumentali divisi per tipologia, credo non serva un enorme sforzo per ipotizzare che al numero di macchine venga associata la capacità produttiva. In parole povere se ci sono macchine capaci di produrre beni per un valore presunto di 100 ma l'azienda in questione fattura solo 50, si ipotizza che la differenza possa essere stata venduta senza i dovuti documenti (cioè in nero).

    E se invece i macchinari fossero rimasti spenti ed inutilizzati a causa della crisi?

    Non si poteva modificare il quadro E (1) aggiungendo la colonna "di cui in uso" (2)?

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    Italia economia politica
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    16th April 2010

    Il pensiero unico (gastronomico)

    1984

    Antonio Tomacelli è uno dei più polemici animatori di Dissapore, portano la sua firma alcuni tra i post più commentati del network di blog che si occupa di cibo e vino, del resto non c'è nulla di male, la stampa digitale come quella cartacea è costretta a catturare l'attenzione dei lettori con ogni mezzo lecito e la provocazione risulta esserne uno tra i più apprezzati.

    Ieri ho letto un suo post alquanto livoroso su Dario Bressanini, completamente "fuori scala" per il tono e l'incosistenza delle critiche .

    Dario Bressanini, è uno scienziato, un chimico-fisico teorico, nel suo blog spiega magistralmente la chimica dei fornelli, perchè cucinare significa innescare e controllare reazioni chimico-fisiche al fine di modificare le caratteristiche organolettiche degli ingredienti. Si, per carità, ci sono anche le emozioni, come scrivono talvolta i blog wi-fu, i ricordi, le suggestioni.
    Dario però è anche un formidabile debunker, e questo forse ad Antonio Tomacelli non va giù, non sta bene che un uomo di scienza scriva che sugli OGM la stampa ha negli anni prodotto una serie notevole di falsità, senza il necessario supporto fattuale e scientifico.

    Update: non contento ci riprova e gli riesce perfino peggio.

    re-Update: niente da fare, deve chiamare i rinforzi. Adesso, in ossequio alla par condicio, mi aspetto la contro replica di Hugh Grant.

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    disinformazione facezie politica
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    21st March 2010

    Infortuni sul lavoro

    Stern Hu è il responsabile della filiale di Shanghai di Rio Tinto, gruppo austro-britannico tra i maggiori estrattori di minerali strategici quali bauxite, uranio, ferro.
    Dal 5 luglio 2009 è detenuto assieme a tre colleghi cinesi (Stern Hu è cittadino australiano) dalle autorità cinesi allo scopo di convincere il suo datore di lavoro a concedere uno extra sconto sulle forniture di acciaio.

    Hu

    Stern Hu (foto Reuters)


    Max Göldi è il general manager della filiale libica di ABB, colosso elvetico-svedese leader nella produzione di tecnologia per l'energia e l'automazione industriale.
    Dal 22 febbraio scorso è di nuovo in carcere, dopo aver trascorso 19 mesi da recluso nell'ambasciata svizzera a Tripoli. Il motivo formale del suo arresto riguarda una violazione sul visto d'ingresso in Libia, in realtà Max Göldi è l'incolpevole vittima di un braccio di ferro diplomatico tra la famiglia Gheddafi e la Confederazione dopo l'arresto, avvenuto a Ginevra nel 2008, di Hannibal Gheddafi e della moglie accusati di aver picchiato due inservienti.

    Goeldi

    Max Göldi (foto Keystone)


    Tragiche e paradossali, queste storie riguardano paesi che non hanno molto rispetto della vita e della libertà dei loro stessi cittadini.
    Ho però appena letto qui che Credit Suisse starebbe seriamente limitando le trasferte dei suoi private bankers in Germania, teme che possano essere arrestati per istigazione all'evasione fiscale.
    Mala tempora currunt...

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    Cina Germania Libia politica
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    9th March 2010

    Boomerang radicale

    La discutibile ma, sicuramente legittima, battaglia per la legalità dei radicali italiani sembra aver prodotto i frutti desiderati e io già temo gli effetti collaterali di cotanto farmaco legalitario.
    Ricordo che una delle più recenti "vittorie" di Giacinto P. e compagni ha reso assolutamente inutilizzabile l'unico strumento di democrazia diretta disponibile in Italia.
    Certo, non è direttamente imputabile ai Radicali se dal 15 Giugno 1997 ad oggi nessun referendum indetto ha raggiunto il quorum necessario a considerarne valido il risultato, ma è difficile riconoscere un residuo di acume politico a chi dopo 13 anni si ostina ad utilizzare la stessa, fallimentare, strategia politica.

    A3213

    vignetta di Bobo sui referendum del 1997
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    Pannella politica
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    3rd February 2010

    Uccidere il drago

    Davvero impressionanti le ultime mosse del governo Obama nei confronti della Cina, dopo gli infruttuosi inchini, il Presidente del cambiamento passa decisamente alle maniere forti.
    La strategia è cambiata radicalmente rispetto alla mera "flessione dei bicipiti" esibita dal predecessore.
    Si comincia con Google e il suo nuovo approccio alla Cina, poi la vendita di moderni sistemi anti-missile a Taiwan e l'annuncio di un prossimo incontro con il Dalai Lama dopo quello mancato lo scorso autunno, sembrano le prime mosse di un'apertura molto aggressiva sulla scacchiera della politica mondiale.   

    L'obiettivo mi pare chiaro, colpire il cuore del drago, il motore che ha permesso alla Cina di ottenere tassi di crescita del PIL a due cifre per un ventennio, gentilmente offerti dai capitalisti-nemici-del-popolo.

    Si chiama processing trade, il sistema che, assieme alla tax holiday (ora non più disponibile), ha spinto moltissime imprese straniere ad investire nel regno di mezzo, costruendo fabbriche ed assumendo operai ed impiegati cinesi.
    Il meccanismo è davvero semplice (le incombenze burocratiche a cui badare invece sono notevoli): sono esentate da imposta sul valore aggiunto e dazi le merci importate nel territorio cinese al fine di essere trasformate e quindi riesportate.
    Giusto per chiarezza, in Italia, le merci che per qualsiasi motivo entrano nel territorio, pagano immediatamente l'IVA, oltre agli oneri doganali ed eventuali dazi, se poi con queste merci viene realizzato un prodotto che poi si esporta (non imponibile ex art 8 DPR 633/1972) ci rimane un bel credito che il belpaese non rimborsa sicuramente in tempi rapidi.

    Grazie al processing trade, il governo cinese ha fatto costruire agli stranieri le infrastrutture industriali di cui aveva necessità, facendo leva sulla notevole offerta di manodopera a basso costo e di terreni su cui edificare, rendendo convenienti anche le produzioni che, per carenza di fornitura locale, richiedono l'importazione di componenti e semilavorati dall'estero.

    Dov'è il nesso? Sta nella notizia delle minacciate sanzioni che andrebbero a colpire le aziende produttrici degli armamenti forniti a Taiwan. Se veramente la Cina vuole cominciare una guerra commerciale, in un momento in cui gli interscambi stentano a riprendere quota, dovrà fare i conti con le contromisure protezionistiche dei suoi migliori clienti, giustificate pure dalla disoccupazione rampante dei paesi più ricchi.

    Sono curioso di conoscere la prossima mossa del dragone cinese, potrebbe muovere il cavallo se la domanda interna fosse così robusta da sostenere tutto il peso della crescita cinese, ma potrebbe anche scegliere un meno spavaldo arrocco. 

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    Cina Obama economia politica
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    18th January 2010

    venti dieci

    Provo per la seconda volta ad azzardare qualche previsione sull'anno appena iniziato, questa volta non è stato facile, infatti ci ho messo un po' troppo.

    Politica italica: le elezioni regionali di primavera saranno un altro passo verso l'estremizzazione della politica, a destra la lega vincerà molto largamente in Piemonte e Veneto, a sinistra si  confermerà il declino del piddì a favore del partito di Di Pietro.
    Alla luce di ciò PDL e PD capiranno che la loro debolezza sta all'interno delle rispettive coalizioni e cominceranno i soliti rituali di corteggiamento al centro.
    Nello specifico mi gioco Piemonte, Veneto, Lombardia sicuramente al centro-destra; Toscana, Puglia, Liguria, Umbria, Marche sicuramente al centro-sinistra. Lazio, Calabria ed Emilia Romagna incerte al centro-destra; Campania, Puglia e Basilicata incerte al centro-sinistra.

    Politica internazionale: Hugo Chavez, a causa dell'inasprita e perdurante crisi economica del Venezuela, perderà il supporto delle classi più povere, vincerà comunque le elezioni ma, da li in poi comincerà il suo lento declino.

    Economia internazionale: la Cina è oramai diventata il nemico economico numero uno, nel 2010 il "resto del mondo" proverà a frenarne la crescita (pensando così di aumentare la propria) con ogni mezzo: tariffe "ecologiche" sulla merce che si presume venga prodotta con processi inquinanti, manovre concertate per ottenere la rivalutazione del Renminbi, riconoscimenti e visibilità per i dissidenti cinesi e per il Dalai Lama.

    Fiat: la gestione di Chrisler non funzionerà come previsto, il governo Statunitense deciderà di affiancare a Fiat un partner americano, Marchionne (memore dell'esperienza Daimler) proverà a farsi pagare un'indennità per l'indebita intrusione.

    Poca roba lo so, andrà meglio il prossimo anno...

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    2010 Cina Fiat Venezuela politica
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